Ignoranza
Sappiamo di non sapere: la domanda vale più della risposta. Un territorio si esplora un passo alla volta — e questi calanchi cambiano forma a ogni stagione.
Comunicazione ufficiale · Scinthilla
Scinthilla lascia la campagna della Tenuta Tizzano e porta la sua bottega dentro un borgo medievale a trecento metri, nel cuore di un parco, a meno di ottanta passi da un'abbazia di mille anni. La casa che ci accoglie si chiama, da sempre, La Torre.
Chi accende la scintilla
Noi siamo specialisti in scintille.
In ogni persona c'è un sogno e le risorse per perseguirlo. Quello che manca, a volte, è soltanto una scintilla. Da anni il nostro mestiere è accenderla — nelle persone e nelle organizzazioni — e da sempre sappiamo che per farlo serve un ritorno alla natura: un luogo che rimetta ciascuno in contatto con la propria energia. Per questo, per noi, un trasloco è prima di tutto una scelta di metodo.
Siamo qui
Tre minuti e mezzo per salire con noi fino alla nuova casa. Guarda su YouTube ↗
La via è verticale
Il borgo antico si raggiunge per una strada che serpeggia lungo i pendii e finisce sotto una porta ad arco in pietra, che porta ancora le asole del ponte levatoio. Qui la verticalità è il tracciato stesso della strada.
Da sempre chiamiamo La Via Verticale il cammino della crescita. Ma prima di salire, insegniamo, bisogna sapere dove si è. Ci sembrava giusto, a un certo punto, andare a lavorare esattamente nel punto in cui quel cammino arriva in alto.
Un territorio da leggere
Attorno al colle si estende un migliaio di ettari di colline: boschi di roverella, vigneti e ciliegi, e gli aspri calanchi — argille antichissime, grigie e scavate, tra fioriture di bucaneve e orchidee rare. Nel 1870 un geologo bolognese descrisse queste alture come un manuale da sfogliare passeggiando per i sentieri.
Per chi fa il mestiere di cartografo di territori umani, un luogo dove il paesaggio stesso è una mappa da leggere vale come una dichiarazione d'intenti. Un territorio si conosce percorrendolo, un passo alla volta. È la stessa cosa che diciamo di una persona.
Mille anni di resistenza
«Memoranda nei secoli.»Il monaco Donizone, su Monteveglio
Nel 1092 un pugno di uomini asserragliati nella rocca tenne la posizione contro l'esercito dell'imperatore Enrico IV, fino a costringerlo a togliere l'assedio. Per ringraziare quella comunità, la contessa Matilde di Canossa fece erigere l'abbazia che ancora domina la valle.
Sappiamo di maneggiare materiale prezioso, e teniamo alla parola data più che al gesto clamoroso. Tenere accesa una scintilla contro il vento è, in fondo, la stessa disciplina: un piccolo gruppo che tiene la sua posizione più a lungo di quanto sembrasse possibile.
Il silenzio a ottanta passi
In cima al borgo c'è l'Abbazia di Santa Maria, romanica, in laterizio. Nel 1961 Giuseppe Dossetti, ritiratosi dalla vita politica, vi fondò la sua comunità e riportò i monaci tra quelle mura per la prima volta dalla fine del Settecento — una vita, diceva, di lavoro e preghiera. Oggi l'abbazia ospita una comunità francescana.
Il nostro lavoro chiede alle persone di rivolgere lo sguardo dentro di sé. Avere il silenzio come vicino di casa, a meno di ottanta passi, ci mette il primo strumento già pronto sul banco di lavoro.
La sincronia
Nei nostri percorsi raccontiamo il Labirinto della Vita: un intrico di corridoi che si conoscono a memoria, come li conosce il prigioniero, e al suo centro una Torre — la propria, quella che il principe ha abbandonato e che aspetta ancora. Salire quella Torre è il viaggio.
La casa che ci accoglie a Monteveglio era un piccolo albergo che portava un solo nome: La Torre. Sul suo retro si ergono i resti di una torre antica, di cui il tempo ha lasciato in piedi i primi due piani.
L'abbiamo scelta per molte ragioni: la luce, il borgo, il silenzio dell'abbazia. Del nome, e della torre sul retro, ci siamo accorti dopo. E a una metafora che insegni da anni, e che ti aspetta fatta di pietra dietro la nuova porta, a un certo punto dai un altro nome.
Veniamo ad abitare, alla lettera, il centro del nostro Labirinto.
I nostri valori, letti nel luogo
I sei valori con cui lavoriamo li ritroviamo qui, uno per uno, scritti in ciò che questo colle racconta da mille anni.
Ignoranza
Sappiamo di non sapere: la domanda vale più della risposta. Un territorio si esplora un passo alla volta — e questi calanchi cambiano forma a ogni stagione.
Rispetto
Ogni scintilla è unica. Ci muoviamo sul piano di chi abbiamo davanti — come un borgo che per secoli ha saputo accogliere chi saliva.
Vita
Presenza, schiettezza, profondità. Un parco vivo di boschi, sorgenti e fioriture ricorda che si abita davvero solo ciò a cui si presta attenzione.
Affidabilità
Maneggiamo materiale prezioso. Promettiamo meno di quanto facciamo, con la pazienza di chi costruisce per durare mille anni.
Alchimia
Siamo noi a creare il mondo che attraversiamo. Matilde trasformò una vittoria in un'abbazia: la stessa alchimia che chiediamo a un gesto, a un atto, a una parola.
Emozione
La scintilla passa anche dalle emozioni. Dall'alto di questo colle, la meraviglia arriva sempre un istante prima delle parole.
Perché qui
In mille anni Monteveglio è stato una soglia: un posto dove si è saliti per resistere, per riflettere, per trasformarsi. Verticalità, natura, resistenza, silenzio — e una Torre al centro. Abbiamo scelto molto più di un bell'ufficio: il centro del nostro Labirinto. E siamo felici di invitarvi a salirci.
Vieni a trovarci.
Si arriva salendo.
ScinthillaLa Via Verticale
Come raggiungerci
Monteveglio Alto è a una mezz'ora da Bologna, a metà strada tra Bologna e Modena. La spina di tutti i percorsi è la SP569 "Bazzanese": da lì si seguono le indicazioni per Valsamoggia, poi Monteveglio, e si sale al borgo.
Da Bologna
≈ 30 min · 26 km
Raccordo di Casalecchio (o A1, uscita Bologna-Casalecchio), poi SP569 Bazzanese verso Vignola e su al borgo.
Da Firenze
≈ 1 h 20 · 115 km
A1 verso Bologna, uscita Bologna-Casalecchio, poi SP569 Bazzanese verso Vignola e su al borgo.
Da Milano
≈ 2 h 15 · 200 km
A1 verso Bologna, casello "Valsamoggia", poi SP569 in direzione Monteveglio.
Dal Veneto
≈ 1 h 45 – 2 h
Da Padova e Venezia: A13 fino a Bologna, poi come da Bologna. Da Verona: A22 fino a Modena, poi A1 al casello "Valsamoggia".
In auto: sali fino a Monteveglio Alto e lascia l'auto nel parcheggio gratuito vicino al cimitero, a pochi passi dalla porta ad arco del borgo. Da lì, via San Rocco e la nostra Torre sono una breve salita a piedi. Il casello A1 "Valsamoggia" è la via più comoda per chi arriva da nord.